Beata ignoranza
Ma qualcuno, tra i tanti artisti e sportivi che hanno firmato l’appello indirizzato al presidente del consiglio, Mario Monti, per fargli dire sì alle Olimpiadi romane,sa veramente di cosa sta parlando? Hanno idea, i vari Totti, Juri Chechi, Fiorello e Tornatore, del perchè si vogliono organizzare i Giochi nella capitale e soprattutto il come? Conoscono la situazione di Torino, comune più indebitato d’Italia per il lascito dei Giochi invernali del 2006, e delle Valli, con diversi impianti chiusi? O hanno mai sentito parlare degli undici miliardi di euro bruciati dalla “cricca” in combutta con Bertolaso? Secondo noi, non sanno cosa voglia dire organizzare un grande evento in questo paese. Beata ignoranza.
La leggenda del metro romano
Tra le tante eredità dei grandi eventi di cui parliamo in Magna Magna, c’è la metro C di Roma, alla quale dedica oggi un’inchiesta Sergio Rizzo, del Corriere della Sera. La terza linea della metropolitana, definita come l’opera pubblica più lenta e costosa d’Europa e forse del mondo, fu programmata nel 1990. Doveva essere pronta per il Giubileo del 2000, ma se ne avviò la realizzazione solo nel 2001, con la legge Obiettivo. Da allora i costi sono triplicati, passando dai 1,925 miliardi preventivati all’epoca agli attuali sei miliardi. Ma il rischio è che l’opera non arrivi mai a compimento o che sia realizzata ameta, senza la parte più importante del tracciato che dovrebbe collegare il Colosseo con piazzale Clodio passando per San Pietro. Il timore è della Corte dei conti, che all’immane spreco di denaro pubblico ha dedicato un rapporto di 182 pagine.
Il partito del Magna Magna
Il governo dice non alle Olimpiadi romane, prossimo grande banchetto pubblico dei comitati d’affari italiani, ed il partito del Magna Magna, sempre vigile e trasversale, si scatena. Dopo la tragica esperienza delle Olimpiadi invernali di Torino 2006, costata ai contribuenti quasi 3 miliardi di euro ed a Torino il primato di comune più indebitato d’Italia (senza tenere conto dei costosissimi impianti chiusi o sottoutilizzati), il governo Monti si rifiuta di finanziare con 8 miliardi di euro (ma saranno molti di più) i prossimi Giochi olimpici, proponendo lo slittamento. Ecco che subito politici di destra e sinistra, alti burocrati, imprenditori e finanzieri, si scatenano: “Le Olimpiadi non si toccano”. Al momento però i rpogetti relativi alle Olimpiadi romane sembrano concentrarsi su un solo aspetto: il saccheggio della Riserva naturale del litorale romano. Nel paese dei tagli a pensionati, operai ed insegnanti, l’unica spesa che non si arresta è quella per i grandi eventi.
Napoli, le regate in alto mare
La smania grandeventista in questi giorni sta toccando Napoli. Il presidente dell’Unione degli industriali, Paolo Graziani, lancia appelli affinché non “si perda l’occasione storica”, ovvero le due regate dell’America’s Cup che dovrebbero essere ospitate nel capoluogo partenopeo nell’aprile del 2012 e nel maggio del 2013. “È dal G7 del 1994 che Napoli non ospita un grande evento internazionale di questa portata – fa notare Graziani, presidente anche dell’America’s Cup Napoli, la società creata ad hoc per l’evento – In una città con il reddito pro capite tra i più bassi d’Italia, e dopo il disastro mondiale dei rifiuti in strada, c’è la volontà di rialzare la testa e mostrare al mondo i gioielli che abbiamo e ciò che facciamo e sappiamo fare. Nei nove giorni delle regate si prevedono 150 mila arrivi di appassionati da tutto il mondo: tra gli albergatori, i ristoratori, le boutique di alta moda e il commercio, tassisti, interpreti, fornitori vari e tutto l’indotto che ruota attorno al turismo e alla accoglienza, c’è un grande e positivo fermento”.
C’è però qualche problema. Le regate avrebbero dovuto svolgersi a Bagnoli ma location è stata abbandonata prima di Natale: manca il via libera del ministero dell’Ambiente. Intanto, però, la procura ha fatto in tempo ad aprire un’inchiesta conoscitiva sugli eventuali vincitori della gara d’appalto (che a questo punto però non si farà più). I magistrati ricordano, infatti, che nel 2009, in casa del camorrista Domenico D’Ausilio furono trovati, annotati su un foglietto di carta, i nomi di alcune aziende interessate agli appalti.
Messa da parte l’ipotesi di Bagnoli, l’amministrazione ora è orientata a far svolgere le gare sul lungomare di via Caracciolo ma le soprintendenze non sembrano tanto dell’idea, visti i vincoli che ci sono in quella zona della città. Le regate, così, rischiano di finire in alto mare. E c’è anche chi – come il movimento Io Sud – contesta il “napolicentrismo” che si cela dietro l’operazione: tutte le risorse finirebbero per riversarsi verso il capoluogo, trascurando il resto della regione.
Expo 2015, il paradiso dei trombati
Tra il governatore lombardo Roberto Formigoni e l’ex assessore Massimo Ponzoni ci sarebbe stato un “accordo segreto”: passata la buriana – le voci che già prima dell’arresto del politico brianzolo circolavano sul suo coinvolgimento in indagini giudiziarie – il presidente della Regione, che l’aveva momentaneamente messo da parte, gli avrebbe trovato un posto d’onore all’interno dell’Expo 2015.
Se è vero – il presidente smentisce – non è la prima volta che l’esposizione universale viene indicata come paradiso futuro per personaggi politicamente estinti. Dev’essere un’abitudine, all’interno del Popolo delle libertà. Nel nostro nuovo libro, magnamagna, parliamo per esempio di Stefano “Peppino” Di Martino. L’ex consigliere comunale di estrazione missina e monarchica, uomo di collegamento con la comunità cinese – al punto di meritarsi una condanna a nove mesi, con pena sospesa, per i disordini di Chinatown del 2007 – era caduto in disgrazia dopo il suo rinvio a giudizio per una truffa al comune di Milano: secondo l’accusa, avrebbe dirottato verso viaggi in Cina parte dei fondi destinati dal Comune a un’associazione a lui vicina per attività di mediazione culturale. Nella primavera del 2011 Ignazio La Russa depenna il suo nome dalle liste elettorali per le comunali. Ma lui fa la voce grossa e minaccia di far mancare tutti i voti dei monarchici meneghini a Letizia Moratti. Alla fine, però, desiste in cambio – a suo dire – di un posto promesso dal sindaco nella plancia di comando nella grande fiera alimentare che si svolgerà fra tre anni a Rho. Un posto in Expo, l’eden dei politici pidiellini trombati – come ha potuto sperimentare per un po’ anche Lucio Stanca, ex ministro berlusconiano dell’Innovazione – non lo si nega a nessuno.
